La tradizione dell'intaglio del legno in Valle Aurina

Le botteghe dei contadini

A causa della situazione geografica la valle Aurina è rimasta per molto tempo isolata e relativamente inalterata. Queste circostanze hanno costretto i suoi abitanti a cercare di essere quanto più possibile autosufficienti. Anche la scarsa quantità bottegha nel museo Maranatha di denaro in circolazione aveva portato i contadini ad affinare le loro abilità artigianali. Essi riuscivano a produrre gran parte degli attrezzi in proprio; in passato erano particolarmente apprezzati i servi agricoli che con mani abili sapevano produrre qualcosa.


Ogni maso aveva annesso un locale particolare nel quale, con l'ausilio di semplici utensili, venivano prodotti gli oggetti di uso quotidiano, suppellettili in legno (usando a seconda della destinazione legni diversi), ma non solo! Venivano infatti realizzate anche parti degli aratri e degli altri attrezzi usati poi nella lavorazione della terra, nonché slitte destinate al trasporto delle merci durante i lunghi inverni, compresi i minerali estratti nella miniera di Predoi, particolari centrifughe usate per lavorazione dei cereali, ceste ed attrezzature usate per il trasporto a spalla delle merci; venivano anche prodotte slitte speciali, chiamate "Ferggl" che venivano usate per il trasporto del fieno dall'alpeggio a valle e tutti i manici per i diversi attrezzi (per le accette/asce e le falci, per le pale e i picconi, per le scope, i rastrelli e i forconi e pure il bastone a testa snodata usato per la trebbiatura a mano.)


Poiché questo ambiente, nel quale venivano eseguiti questi lavori non era riscaldato, si preferiva spesso lavorare nella "stube" che era l'unico ambiente del maso che poteva essere riscaldato, con una stufa particolare costruita in pietra speciale e argilla.


Le botteghe dei contadini possono essere considerate il punto di partenza per lo sviluppo e la crescita dell'arte dell'intaglio nella valle. Molti valligiani si erano muniti di un tornio che aveva consentito loro di ampliare la gamma dei prodotti. Ora era possibile la produzione di ciotole di diverse misure, maschere da diavolousate nella lavorazione del latte, con il tenero legno del pino cembro, di piatti, di stampi per le forme del burro, che venivano così decorate, di contenitori per la cote che serve ad affilare la falce. Alcuni poi, che erano molto dotati, cominciarono a decorare sempre più finemente molti di questi oggetti; più di uno di loro si dedicò alla produzione di cassepanche ed armadi finemente intagliati e i più abili infine cominciarono a produrre crocifissi che venivano appesi nell'angolo delle "stube" con il tavolo, crocifissi più grandi che venivano posti lungo i sentieri, santi e figure per il presepio. Per le feste della tradizione pagana, legate ai riti di primavera, venivano intagliate maschere che riproducevano diavoli e streghe.

Gli inizi di un mestiere

 lo scultore Steger Josef

Questa produzione è diventata una vera fonte di guadagno e un'attività per molti a partire dagli anni 50/60 del XX secolo, quando si era avuto un progressivo aumento del flusso turistico che cominciava a prendere saldamente piede.


I primi turisti si erano avuti in valle già prima del primo conflitto mondiale; la guerra e il regime fascista avevano però drasticamente interrotto il fenomeno. I turisti nel secondo dopoguerra cominciarono a comperare gli oggetti intagliati apprezzati per la pregevole fattura.


Alcuni contadini, riconobbero la possibilità di questa fonte di guadagno, in particolare a San Giacomo il sig. Steger Josef del maso Neuhaus ed Hermann Reichegger che aveva una famiglia di 12 persone da sfamare. La valle in quel tempo viveva un periodo di depressione economica, il lavoro scarseggiava e molti dovettero emigrare per cercare fortuna e un futuro sereno.

La scuola d'intaglio

Lo sforzo di alcuni politici locali fece sì che nel 1973 si potesse aprire a San Giacomo una scuola d'intaglio che ebbe un inizio in sordina.


La prima sede fu una prima costruzione nei pressi della chiesa di S.Giacomo che il parroco Rev. Karl Engl aveva fatto costruire nel 1935 come scuola parrocchiale; furono comperati alcuni banchi da lavoro e del legno di pino cembro. Non essendoci maestri d'intaglio, ne svolsero la funzione quegli intagliatori che già erano attivi in valle, compreso Heinrich Eder pure di San Giacomo.


Anche il materiale didattico all'inizio era poco, così si dovettero prendere in prestito opere da contadini e chiese: stature rappresentanti San Floriano, crocifissi, statuette per il presepio, maschere, stemmi di famiglia e cassapanche.


Da punto di vista istituzionale, la scuola era inglobata all'istituto Professionale di Brunico come "Corso di sviluppo industriale"


Nell'anno 1986/87 la scuola d'intaglio fu trasferita in una sede più ampia e confortevole annessa alla scuola elementare di San Giacomo. Nel frattempo un numero considerevole di ragazzi ha concluso i corsi ed ha intrapreso la professione di intagliatore e scultore; sono così sorte in Vall´ Aurina alcune botteghe di intaglio, tra cui la "Südtiroler Kunsthandwerk" del sig. Paul Gartner; ci sono poi molti che esercitano il mestiere di intagliatore/scultore per integrare i guadagni di un'altra occupazione.


Nell'anno 1999 la scuola d'intaglio fu trasferita a Brunico. (testo: Steger Konrad)